
Un Progetto nato dal desiderio in particolare di due pievesi attaccati alla propria città e al proprio vicolo, Tiziano Berlingieri e Osvaldo Bassini, che hanno manifestato al Gruppo Ecologista “Il Riccio” questo loro sogno. Ha così avuto inizio, con via Francesco Melosio già vicolo delle Pupe, quello che sarà un percorso che toccherà i vari vicoli della città e la loro storia. Il nome Vicolo delle Pupe, la cui etimologia non è chiara, sicuramente doveva indicare il vicolo dove vivevano belle donne forse anche affascinanti adescatrici.
Un incontro diviso in due momenti, il primo alla Sala di Lettura della Biblioteca “Francesco Melosio”, il secondo un itinerario per il vicolo, dove ci si è fermati di fronte ai vari numeri civici ricordando persone, fatti, aneddoti. Un rimbalzare di ricordi tra i presenti che ha vivacizzato quanto preparato da organizzatori e abitanti del vicolo. Un far rivivere chi non c’è più. Un modulo studiato a tavolino con gli ideatori, il Gruppo Ecologista, l’Amministrazione Comunale, il personale della Biblioteca, storici pievesi, che è piaciuto molto ed ha avuto grande successo tanto che sono tornati da fuori varie persone che vi hanno abitato tempo indietro. Una Sala piena ed un flusso per il vicolo che è andato ingrossandosi anche con i curiosi di passaggio.
L’annuncio che l’iniziativa sarà estesa anche agli altri vicoli è stato accolto con vero interesse ed entusiasmo.
Per volere del Gruppo Ecologista “Il Riccio” e la disponibilità dell’Editoria Sociale del Cesvol di Perugia, le storie narrate, andranno a costituire piccoli opuscoli, uno per ogni vicolo, che arricchiranno la storia e le memorie più lontani ma anche le più recenti.
Vicoli come ricordo di profumi oggi scomparsi come quelli delle vinacce o del pane, di chi li ha vissuti dalle personalità alle persone semplici che ne hanno fatto la storia. Memoria di chi ci ha lasciato, testimonianza per i giovani che non ne hanno ricordo.
Si è naturalmente partiti con il più famoso, Francesco Melosio, che gli ha dato il nome, nato a Città della Pieve nel 1609, poeta e magistrato, colto umanista e profondo conoscitore delle leggi, con i suoi versi scherzosi denuncia, pur con apparente piacevolezza, il profondo malessere del tempo. Ricordato magistralmente da Maria Luisa Meo che ha deliziato la platea anche con la lettura di alcune poesie dell’autore. Non da meno Monsignor Fiorenzo Canuti, studioso della città e del Perugino, che vi ha vissuto per lunghi anni, ma anche del pittore Filiberto Capannini. Al numero 1 Rino Giuliacci, punto di riferimento anche per le giovani generazioni con i suoi interventi nell’ambito di Progetti all’interno delle scuole locali quale persona informata sui fatti vissuti della città, con Gino Porzuoli erano organizzatori di eventi in quella che veniva nominata Repubblica Vicolo delle Pupe, al numero 3 la maestra Angela Venturini, deciso traino per una vita di comunanza, di fitto intreccio di relazioni e di solidarietà che trovava nel forno Bassini il luogo prediletto di incontro e di vita sociale. Al numero 5 la famiglia Frullano di cui si ricorda Elena che a otto anni già lavorava in famiglie nobili, non sapeva né leggere né scrivere ma era un’ottima cuoca e amava ricordare che per le ricette ci vuole poesia, ha dettato le sue alla figlia. Al numero 7 Ines Baciardini, piccola donna che ha lavorato al forno Bassini ed è stata pure la bambinaia di Osvaldo, ricordano che veniva al forno con le ciabatte anche in pieno inverno. Al numero 11 ha abitato Monsignor Fiorenzo Canuti, i chierichetti facevano a gara per servire la Messa con lui perché poi pagava la colazione a tutti. Alla scuola di Filiberto Capannini si sono preparati vari giovani pievesi tra cui il maestro Antonio Marroni, ulteriore vanto di Città della Pieve. Ma anche altri personaggi più o meno particolari di cui troverete nell’opuscolo che verrà pubblicato. Il vicolo pullulava inoltre di artigiani, fabbri, falegnami, maglieriste, imbianchini, fornaci per i cocci. L’iniziativa si è conclusa con la visita al Museo del Ricordo di Osvaldo Bassini, dove sono conservati macchinari e strumenti del vecchio forno e al Laboratorio di Cultura Fotografica – ex Forno Bassini di Attilio Navarra, dove si sono potute assaggiare prelibatezze, su nuove e vecchie ricette, preparate da Osvaldo.
