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22 febbraio: santa Margherita da Cortona

Pubblicato da il 21 Febbraio 2014

1-Margherita

… dagli appunti di Don Alvaro …

S.Margherita di Cortona (+ 1297)

È tra le figure più belle della santità umbra e della Chiesa universale. Vita la sua, votata all’amore travolgente e peccaminosa prima, vita d’amor ancor più travolgente dopo la conversione a Dio. Nasce nel 1247 a Laviano. Per questo motivo per molti secoli, è chiamata anche Margherita da Laviano, un piccolo borgo, ultima propaggine dei possedimenti di Perugia verso ovest, nella palude della Chiana, dirimpetto a Montepulciano e oggi in parrocchia di Pozzuolo Umbro. Al tempo di Margherita fa parte della diocesi di Chiusi, quindi dal 1600 di Città della Pieve. Suo padre, Bartolomeo di Tancreti, ottiene dei terreni in affitto e viene considerato un benestante.

I primi anni di Margherita volano felici, passati tra le case e la piccola chiesa dei santi Vito e Modesto. Un giorno però sulla sua famiglia calano le ali della morte che portano via la mamma adorata. Il suo posto è preso da un’altra donna, che non accetta la presenza di Margherita e le rende la vita impossibile. Passa il tempo, Margherita si fa ogni giorno più bella. Se ne accorge un giovane di Montepulciano che comincia sempre più spesso a battere i sentieri di quelle terre. Margherita sogna. È dolce sognare a quindici anni. Sarà vero però che un nobile si abbassi fino a scegliere la figlia di un agricoltore? No, non è vero! La famiglia non lo permette.

 

1-CasaMargherita

Dopo mesi di incontri furtivi, la fuga. Margherita nel silenzio della notte, scende il ripido viottolo che conduce all’approdo tra le canne della palude, sale sulla barca del padre e comincia a remare incontro all’amato. Ora Margherita ha sedici anni. Si sente sicura della decisione presa. Fuggire è sempre emozionante,  ma per poco non tronca sul nascere la corsa verso la nuova vita,  finisce in acqua ed è sul punto di annegare. Quei momenti terribili li ricorda nelle prime pagine della “Legenda”. Il sogno dunque diventa realtà. Una realtà drammatica. I due giovani sono fatti l’uno per l’altra, ma non possono sposarsi. Nasce un figlio, ma gli ostacoli non vengono meno. Eppure quando camminano insieme per le vie di Motepulciano, o partecipano a feste e banchetti, suscitano ammirazione. Margherita è veramente bella e il suo incedere è da gentile madonna. Nove anni dura questa vita. Tra momenti di euforia e di autoesaltazione e momenti di profondo scoramento, per la situazione irregolare e peccaminosa. Un giorno, uno tra i molti che essi passano a Palazzi di Valiano, Margherita aspetta invano che il suo uomo torni da una battuta di caccia. Compare solo il fido cane che con guaiti struggenti, la conduce in un bosco oltre Petrignano, dove rinviene il corpo senza vita dell’amato. È stato assassinato.

Cacciata dai familiari del suo compagno di vita, pensa di bussare alla casa paterna. Viene respinta. Disperata si ferma a piangere sotto il grande fico che cresce davanti alla chiesetta di Laviano. Stringe forte al cuore il suo bambino. Vi rimane a lungo perché, come racconta la Leggenda, molti pensieri passano per la sua mente. Deve guardare al futuro del figlio. Che fare? Il primo impulso è quello di cercarsi un’altra sistemazione. Ha venticinque anni. Non le sarebbe difficile, bella com’è, trovare un altro uomo. Poi un’ispirazione improvvisa fa sobbalzare il suo cuore: perché non cambiare vita, ma completamente, e affidarsi all’unico “maestro, padre, sposo e signore”, che non viene mai a mancare? Si alza decisa a trovare un nuovo ambiente, una nuova storia e si incammina con il suo piccolo verso Cortona. Entra da porta Belarda, come oggi ricorda una lapide, e bussa alla casa di due nobili signore, Marinaria e la nuora Raniera, della famiglia Moscati. Abituate a fare del bene, prendono Margherita e il figlio sotto la loro protezione.

Comincia la seconda parte di questa vita romanzesca. Venticinque anni, che saranno spesi nella preghiera, nella penitenza, nel fare del bene al prossimo, nell’unione appassionata al Cristo sofferente. Marinaria e Raniera le offrono una celletta, dove poter vivere con il bambino. Per guadagnarsi il necessario assiste le partorienti. Per avere di che donare ai poveri e per spirito di penitenza per un po’ di tempo va questuando di porta in porta, poi sconsigliata, desiste.

Le giornate sono scandite dalla preghiera e dalla partecipazione alla celebrazione nella chiesa dei francescani, dove conosce i suoi padri consiglieri, fra Giovanni da Castiglione Fiorentino e fra Giunta Bevegnati, l’autore della “Legenda”. Dopo tre anni ottiene di entrare a far parte del Terzo Ordine Francescano della Penitenza. Deve insistere molto, perché i frati dubitano che possa resistere a una vita di grande impegno e di grande rigore, anche perché “troppo giovane e bella”. Questo della bellezza è un ritornello nella sua vita.

Un giorno Margherita si convince che sia per lei una colpa gravissima e chiede al confessore di potersi sfregiare il volto. La saggezza del frate glielo impedisce. Dopo l’ammissione al Terzo Ordine “parve una donna nuova”, attesta la Leggenda. Affida il figlio, più tardi frate francescano, ad un precettore di Arezzo, ottiene una nuova cella vicino a casa Moscati, dove rimane tredici anni, e si dà totalmente alla preghiera, alla penitenza e al servizio dei poveri e dei malati. Ben presto si accorge che per i poveri e per i malati quanto fa non è sufficiente e, aiutata da un “generoso signore” (forse Uguccione Casoli il grande) e da una signora di nome Diabella, fonda l’Ordine di Santa Maria della Misericordia, che tuttora esiste. Qui profonde la tenerezza del suo cuore. Contemporaneamente si cominciano a manifestare in lei fenomeni estatici che, uniti a gesti sinceri di umiliazioni e penitenze pubbliche, le fanno valere la fama della “mantellana” ben oltre le mura cittadine. Il tormentoso ripensare al passato, che è continuo, sarebbe paralizzante se il Signore non elevasse all’amore confidente. Un giorno il Crocefisso, davanti al quale è solita prolungare la contemplazione amorosa, risponde al suo desiderio di pace chiamandola “Figlia”. Subito è per lei un’estasi di gioia indicibile. Le viene infatti confermato che il passato di peccato è completamente distrutto e che lei è davvero una creatura nuova. Da quel momento i fenomeni mistici divengono sempre più frequenti. L’Angelo Custode, S. Francesco, S.Maria Maddalena sono gli amici che l’aiutano a elevarsi al Signore. Maria è spesso presente in tenere visioni e sulle labbra di suo Figlio che ha per lei parole di dolcezza infinita. Gesù la rende partecipe delle sue sofferenze e di squarci di Paradiso, che in un crescendo continuo fino a quel “Io vivo in te e tu in me” degli ultimi giorni, che non può se non sfociare nell’abbraccio eterno. Non potendo più nascondere questi fenomeni straordinari, chiede di trasferirsi in una cella adiacente la chiesa di S.Basilio, poco distante dalla rocca che domina la città, anche se i frati si dimostrarono molto dispiaciuti dalla decisione.

Questo ultimo periodo dura nove anni ed è contrassegnato anche da terribili lotte con il demonio. Inoltre alle varie sofferenze si aggiunge il trasferimento del suo confessore. Allora si affida ad un sacerdote diocesano, ser Badia Venturi, che con il frequentare Margherita e assistendo a volte alle sue estasi, passa da una vita disordinata ad una vita di fervore, tanto che Gesù in un colloquio con Margherita lo chiama con dolcezza il “figlio mio e tuo”. La conversione di ser Badia offre l’occasione per sottolineare il significato dell’avventura di questa donna: essere segno di speranza per i peccatori: “Tu lascerai in molti consolazione e grazia: perché tu sei la figlia mia, come una luce nelle tenebre … ti ho infatti chiamato a penitenza perchè fossi modello dei peccatori”. Modello e saggezza. Spesso Gesù le affida il compito di gridare le sofferenze e l’amore “spassionato” per chi vaga alla ricerca di altro che non fosse “Tutto il bene, il Sommo Bene”. Non solo. Le sue missioni sono indirizzate anche a persone particolari, specialmente sacerdoti, per rivelare loro i peccati e invitarle a penitenza.

La vita di Margherita è segno di speranza e di conversione per molti. Un giorno il confessore si lamenta delle troppe persone che ricorrono a lui, spinti dall’amore ardente di Margherita. Gesù sta alla battuta ironica del suo ministro e con un po’ di tristezza gli invia questo messaggio: “Avverti il confessore, che ti ha proibito di mandare a lui tanti uomini e donne per ascoltare le confessioni, e che sono stati convertiti dalle tue parole e dalle tue lacrime, e ti ha perfino detto che non voleva pulire le stalle tutti i giorni, digli che non si tratta di pulire le stalle ma di preparare, nelle anime che si confessano, un posto per me quando egli ascolta le loro confessioni”.

E infine Margherita è donna di pace. Riappacifica il vescovo di Arezzo e i cortonesi, i guelfi e i ghibellini della città, famiglie e individui innumerevoli. Quando giunge la fine, che da anni invoca dal suo amato, per essere totalmente e sempre sua, è una apoteosi. Come Gesù le ha annunciato, anche quelli che mormorano di lei corrono ad onorarla insieme ai religiosi, al clero, ai poveri venuti da ogni parte, al Concilio Generale della città, ai suoi mantellati. È il 22 febbraio 1297. Benedetto XIII la canonizza il 16 febbraio 1728.

Oggi il suo corpo riposa in un’urna, sopra l’altare maggiore della basilica a lei dedicata. Peccato che quando questa è costruita, nel 1887, siano andati distrutti la sua cella, la chiesa di S.Basilio antica e nuova (questa fatta su disegno di Giovanni Pisano!) e infine gli affreschi del Lorenzetti e del Barna. Se però i cimeli sono scomparsi, Margherita è sempre lì, da sette secoli, ad attendere uomini e donne, che numerosi ogni giorno salgono per prendere da lei il coraggio di gettarsi tra le braccia misericordiose del Figlio di Dio. Questa “Terza luce” dell’Ordine dei penitenti, come Francesco è la “Prima luce” nell’ordine dei Frati Minori e Chiara la “Seconda Luce” nell’Ordine delle Donne Povere, continua a brillare fulgidissima. Perché è una santa di oggi. Una santa molto amata.

                                                                                                                                             Don Alvaro

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